Campo dei fiori, storica e celebre piazza della Roma popolare, dove domina la statua di Giordano Bruno, il filosofo divenuto simbolo per i romani della libertà di pensiero.

Tutto intorno si avvicendano strade dai nomi che evocano tempi passati: via dei Giubbonari, via dei Cappellari, via dei Chiavari, via di Monserrato e più in là via delle Botteghe Oscure. I toponimi ricordano che in queste strade si costruivano chiavi, cappelli, corpetti: ‘gipponari’ erano proprio i tessitori di corpetti. Il caso di via di Monserrato è diverso: per due secoli dal 1440 al 1600 qui era il carcere dei Savelli potenti magistrati che esercitavano nella strada la loro giurisdizione. Il carcere era prevalentemente riservato agli ebrei, giacché siamo a poche centinaia di metri dal Ghetto.

Il Mercato di Campo de’ Fiori

E’ sicuramente uno dei più antichi mercati, se non il più antico in assoluto della città dal momento che già nel 1869 Campo de’ Fiori era al centro del commercio delle “vignarole”, signore che venivano tutti i giorni dalla campagna con le loro erbe e i loro ortaggi e spesso le “capavano” (cioé pulivano) direttamente in piazza. All’inizio della sua storia il mercato di Campo de’ Fiori era luogo di commercio quasi esclusivo di frutta e verdura, poi con il tempo si sono aggiunti i banchi della carne, dei fiori, del pesce. Sulla sua piazza si sono susseguiti personaggi straordinari a cui si sono ispirati Mario Bonnard, Federico Fellini, Tullio Pinelli nello scrivere insieme allo stesso Aldo Fabrizi, a guerra ancora in corso, la storia d’amore e bancarelle del pescivendolo Peppino (Fabrizi) e della fruttarola Elide (Anna Magnani), che tra competizione commerciale e feroci battute finiscono per innamorarsi.

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