Il turismo è il settore con i maggiori danni economici per effetto della pandemia COVID-19, ma è anche il settore nel quale investire per rilanciare il Paese. Secondo dati del Conto Satellite del Turismo (CST) – ISTAT, 100 euro di transazioni nel turismo ne generano ulteriori 86 in altri settori, usando il meccanismo dei moltiplicatori. Sostenere il turismo adesso significa investire in un settore che mette in moto a sua volta altri consumi portando ossigeno all’economia dell’intero Paese.

Quanto vale intanto il turismo in Italia?

I dati ENIT parlano chiari. In Italia il comparto turistico che rappresenta il motore economico di intere regioni del nostro Paese ha inciso nel 2018 per il 13,2% del PIL nazionale, per un valore economico di 232,2 miliardi di euro. Il turismo rappresenta il 14,9% dell’occupazione totale, con oltre 3,5 milioni di occupati. Le conseguenze di un collasso del settore turismo sarebbero incalcolabili: si parla di 50000 posti di lavoro a rischio e la chiusura del 20% delle attività entro fine giugno. Un impatto sociale ed economico devastante per il nostro Paese.

Perché è importante intervenire?

Secondo numerose previsioni l’emergenza economica scatenata dalla pandemia durerà fino a maggio ma, in base ad altre ipotesi più negative, potrebbe protrarsi anche fino alla fine dell’anno. In ogni caso, tra i dieci settori che avranno le performance peggiori quest’anno, ben sette sono in tutto o in parte ascrivibili al turismo: alberghi, agenzie di viaggio e tour operator, agenzie di eventi, strutture ricettive extra alberghiere, trasporti aerei, organizzazione di fiere e convegni, gestione aeroporti, autonoleggi. Intere categorie produttive sono ferme e non ripartiranno probabilmente nemmeno dopo la fine del lockdown a causa della perdita totale del mercato estero e delle pesanti misure di contenimento sociale che di fatto dimezzeranno ulteriormente la capacità di offerta di tutti i comparti. Nel 2020 il coronavirus ha cancellato oltre mezzo secolo di turismo. Il settore italiano del turismo chiuderà l’anno con circa 172 milioni di presenze, livelli che si registravano a metà anni ‘60.  Anche immaginando una risoluzione “veloce” dell’emergenza sanitaria in Italia, l’effetto della pandemia sul mercato internazionale e sulla fiducia dei viaggiatori porterà a chiudere l’anno con una riduzione di oltre 260 milioni di presenze rispetto allo scorso anno (-60%). La possibile ripresa del mercato non avverrà prima dell’inizio del 2021, se tutto va bene. A stimarlo è CST per Assoturismo Confesercenti. La stima si basa sulle presenze turistiche “ufficiali” nelle strutture ricettive accreditate, e si muove dall’ipotesi di un contenimento della fase peggiore dell’emergenza sanitaria italiana entro aprile, con un graduale ritorno alla ‘normalità’ a maggio. Ma non per il turismo: è infatti lecito presumere che frontiere e collegamenti internazionali rimarranno bloccati finché la pandemia non sarà arretrata almeno nei principali mercati turistici esteri, che dovrebbero recuperare – nella migliore delle ipotesi – solo a partire dal 2021.

Una frenata di questo tipo porterebbe a 29,1 miliardi di minore spesa turistica. E l’impatto non sarebbe limitato solo alle imprese del settore della ricettività, ma coinvolgerebbe anche altri comparti correlati. Quasi la metà della perdita dei consumi (14,4 miliardi), infatti, si realizzerebbe nel settore ristorazione e servizio bar (6,4 miliardi in meno), nelle vendite della rete commerciale (5,1 miliardi di euro in meno) e nei fatturati delle imprese di trasporti collegate alla mobilità territoriale, compreso autonoleggio NCC (2,9 miliardi in meno).

La situazione del settore ricettivo

Il fatturato complessivo degli alberghi italiani è di circa 20 miliardi di euro all’anno. Tenendo conto dei tassi d’occupazione mensili, e della situazione clienti-zero di alcuni mesi, e pronosticando una ripresa lenta in estate e autunno si arriva alla conclusione che la perdita netta del settore è di almeno il 60 per cento del fatturato (considerando l’intero 2020). Le entrate perse ammonterebbero a circa 12 miliardi di euro, i dati sono scioccanti. All` azzeramento del fatturato di questi mesi e alla contrazione del mercato si aggiunge la necessità di investire in cambiamenti per garantire la sicurezza delle strutture.

I dati parlano chiaro purtroppo:se non verrà subito dichiarato lo stato di crisi e costituito un Fondo Straordinario per il settore si rischia di non risollevarci più. A cedere sarebbe un settore strategico del paese, che potrebbe rivelarsi se sostenuto il motore della ripresa.

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