Perché alberghi, perché turismo, perché oggi

Un gigante chiamato industria turistica-alberghiera.

Fotografia del 13% del PIL nazionale.

 Quanto sono importanti gli alberghi nell’economia italiana? Come è composto quel 13% del PIL riferito al turismo, che impiega il 15% dell’occupazione nazionale? Quanto impatta la chiusura degli alberghi sulle altre filiere economiche?

Il turismo è strettamente legato alla mobilità delle persone, in parole povere non si può viaggiare da remoto e dunque non ci sono alternative allo spostamento fisico. Per questo motivo il comparto turistico é uno se non il più colpito dalla crisi causata dalla diffusione del Covid 19 e il conseguente azzeramento della mobilità in generale e del turismo in particolare. Pur essendo un settore vulnerabile ed esposto agli shock, basta ricordare l’attentato del 11 settembre 2001, la diffusione della SARS nel 2003, la crisi economica del 2009, il turismo non era mai stato coinvolto da una crisi pari a quella di questi giorni.

In Italia la ripercussione della diffusione del Covid 19 sul turismo si era già fatto sentire tra fine gennaio e inizi di febbraio con il prima stop ai turisti provenienti dalla Cina. Nel momento in cui anche in Italia hanno cominciato ad essere presenti i contagi, l’impatto sul turismo é diventato ancora più rilevante interessando tutti i flussi turistici sia esterni, sia interni, colpendo da subito anche gite scolastiche e viaggi di lavoro. Il timore del contagio ha fatto impennare le richieste di cancellazioni e crollare le prenotazioni già da metà febbraio, ancor prima dunque, che scattasse il blocco della zona rossa, esteso poi a tutta l’Italia per prevenire i contagi.

Stime preliminari, sulle quali pesa l’incognita di come evolverà l’emergenza sanitaria superata la prima fase, parlano di una perdita di fatturato degli alberghi, che nel 2020 potrebbe variare tra il – 38% e il -78%, rispetto al 2019. IL comprato alberghiero, primo ad essersi fermato e ultimo che potrà ripartire, è infatti il settore dell’economia nazionale per il quale si prevede l’andamento peggiore.

Cosa si è fermato il giorno del Lock Down?

In Italia si sono fermate circa 33.000 strutture alberghiere per oltre un milione di camere il più alto in Europa. Il valore della produzione del settore supera i 20 miliardi di euro. La caratteristica di piccole dimensioni rende le imprese del comparto particolarmente vulnerabili di fronte alla crisi di liquidità alla quale si trovano esposte per l’improvviso fermo dell’attività. Il 98,6% degli albergatori ha dichiarato di aver registrato un blocco delle prenotazioni.

Sull’importanza del turismo per il Paese, oggi più che mai non ci sono dubbi. Quello che emerge dall’analisi realizzata da CDP Think Tank, EY Ospitalità, CDP Investimenti SGR e Confindustria Alberghi, è la stretta connessione dell’industria alberghiera con alcune delle principali filiere dell’economia italiana.

La profonda trasformazione che negli ultimi anni ha radicalmente modificato e ampliato il concetto stesso di ospitalità alberghiera ha determinato un profondo coinvolgimento di settori che vanno dall’edilizia alla filiera del legno e dell’arredo così come quelle della moda, dell’alimentare e dei servizi.

L’analisi guarda al settore alberghiero da un’ottica nuova. Lo studio, infatti, non ha indagato la fase della fruizione turistica che pure è di grandissima rilevanza, ma ha iniziato ad analizzare la complessa catena del valore che sta a monte e che costruisce il prodotto prima che il turista decida di comprarlo e varchi la soglia dell’hotel e il valore indiretto creato a vantaggio delle filiere produttive connesse all’albergo.

Se da un lato i consumi turistici generano un fatturato importante attraverso il consumatore che coinvolge ristorazione, agenzie di viaggi, trasporti, imprese culturali e del tempo libero etc, dall’altro si genera un’intensa rete di scambi che contribuiscono in maniera importante al fatturato di altre filiere nazionali.

Oltre il 50% dei flussi in uscita delle aziende alberghiere alimenta il fatturato di altri settori. Secondo la stima elaborata nel rapporto, il coinvolgimento di queste altre filiere vale circa 6 miliardi di euro tra l’acquisto di servizi (prestazioni professionali, utenze, energia servizi connessi a alla pulizia, lavaggi industriali, manutenzioni) e di beni e materiali (alimenti, bevande generi di pulizia e biancheria beni di consumo, materiali da bagno, apparecchiature elettroniche e software etc). Ma la parte del leone è quella legata ad edilizia ed investimenti che, a partire dai servizi professionali di progettazione, acquisto e finanziari, passa attraverso opere di ingegneria ed edilizia volte al recupero del patrimonio esistente e, anche attraverso la filiera del legno, moda e design, trasforma opere in emozioni.

Un processo in forte sviluppo dove il moltiplicatore delle transazioni è tra i più interessanti. Dal 2018 ad oggi sono stimati investimenti pari a 1,5 miliardi di euro in ristrutturazioni e conversioni, con 2,5 milioni di euro di interventi ogni 10 milioni di capitale investito in transazioni. Tra il 2015 e il 2019 il volume degli investimenti alberghieri è stato pari a 9 miliardi di euro con un’impennata nel biennio 2018/2019 in cui si sono totalizzati 4,7 miliardi di euro. In fortissima crescita negli ultimi anni, con un incremento delle transazioni nell’ultimo quinquennio del 191%.

Lo sviluppo del Paese non può prescindere da una maggiore attenzione all’industria alberghiera: tra le chiavi necessarie per riattivare il motore Italia, c’è anche quella di una camera d’albergo.

L’industria alberghiera compatta il territorio non solo sotto un profilo economico. Il turismo si integra con valori, identità, collettività e prodotti del Made in Italy, concorrendo a processi virtuosi di valorizzazione, rigenerazione, riqualificazione e riscoperta del territorio e patrimonio immobiliare e artistico.

Ringraziamo l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi per l’impegno profuso in questo drammatico momento a sostegno del settore alberghiero.

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